Due giorni al Gazometro, 850 partecipanti di oltre 350 aziende e istituzioni e un interrogativo al centro del NAM2026: Internet resterà una rete unica, aperta e globale?
C’è un momento, durante la seconda giornata del NAM2026, in cui la sala del Gazometro si fa particolarmente silenziosa. Sul palco Paul Vixie, uno dei padri del DNS, discute con Stefano Quintarelli e Maurizio Goretti di Splinternet: la possibilità che la rete globale si frammenti in sistemi separati, governati da regole, interessi e confini diversi. Poco prima, il direttore del monitoring di Kentik, Doug Madory aveva mostrato cosa accade quando i governi decidono di spegnere Internet.
The Geopolitical Network: Infrastructure, Sovereignty and the Future of Interconnection è stato il titolo della prima edizione del Namex Annual Meeting articolata su due giornate. Una scelta che ha permesso di affiancare il confronto tecnico a una riflessione più ampia sul futuro della rete.
Per molto tempo abbiamo descritto Internet come un’infrastruttura globale, aperta e senza confini. Oggi è anche uno dei territori sui quali si esercitano sovranità, influenza politica, controllo economico e competizione strategica.
Il primo giorno: gli workshop e Cecilia Sala
La giornata inaugurale è stata dedicata soprattutto agli operatori e alle tecnologie.
Sei workshop hanno affrontato il futuro del mercato wholesale, lo sviluppo delle infrastrutture edge, le reti strategiche per il sistema elettrico nazionale, il peering di AWS e l’architettura progettata per sostenere i Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026.
In parallelo si sono svolti gli incontri One-to-One: colloqui diretti tra aziende, operatori e organizzazioni che rappresentano una delle funzioni più concrete e più apprezzate del NAM.
Nel tardo pomeriggio, il programma ha cambiato registro. Christian Cinetto con Cecilia Sala ha registrato davanti al pubblico il primo episodio di Internet and I, il nuovo podcast prodotto da Namex. Una conversazione sul rapporto personale con Internet, ma anche sul ruolo che la connessione assume nei conflitti contemporanei: strumento di informazione, controllo e, in alcuni casi, sopravvivenza.
La giornata si è conclusa con la cena negli spazi del Gazometro, diventati ancora una volta parte integrante dell’identità dell’evento. Il Gazometro illuminato ci ha incantati.
Il secondo giorno: la rete come questione politica
La sessione plenaria ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dell’industria, della ricerca e del giornalismo.
Mehran Gul, autore di The New Geography of Innovation, ha aperto il programma con una riflessione sulla nuova geografia dell’innovazione tecnologica.
Il confronto europeo ha portato allo stesso tavolo Lucrezia Busa della Commissione europea, e i parlamentari europei Francesco Torselli e Nicola Zingaretti, moderati da Innocenzo Genna. Un dialogo trasversale su infrastrutture, autonomia strategica e politiche digitali dell’Unione.
Il già primo ministro e commissario europeo Paolo Gentiloni, intervistato da Roberto Inciocchi, ha affrontato il tema della sovranità digitale e del ruolo della politica. Doug Madory ha analizzato gli shutdown di rete. Paul Vixie e Stefano Quintarelli hanno discusso il rischio di una progressiva frammentazione di Internet.
Il programma ha poi riportato il confronto sull’industria, con Fastweb, Namex, Open Fiber, Retelit e Unidata, prima dell’aggiornamento dedicato alle attività e ai progetti di Namex, presentato da Maurizio Goretti e Flavio Luciani.
La giornata si è chiusa guardando oltre la Terra, con un intervento di Emilio Cozzi sulla geopolitica dello spazio, e al modo in cui il giornalismo racconta infrastrutture spesso invisibili, ma decisive per il funzionamento della società con Alessandro Longo e Mila Fiordalisi.
I numeri del NAM2026
Il NAM2026 ha riunito oltre 850 partecipanti unici, provenienti da più di 350 aziende, istituzioni e organizzazioni.
A sostenere l’evento sono state 36 aziende sponsor
- 1 sponsor Diamond
- 4 sponsor Platinum
- 16 sponsor Gold
- 6 sponsor Silver
- 9 sponsor Bronze
Tra il 25 maggio e il 4 giugno, la rassegna stampa ha raccolto 39 uscite, con articoli e approfondimenti dedicati ai temi politici, industriali e tecnologici emersi durante le due giornate.
Tra le testate segnaliamo Repubblica, Agenda Digitale e uno speciale Adnkronos dedicato al panel sull’industria.
Il dato più importante è quello qualitativo. Per due giorni, operatori di rete, istituzioni, imprese, ricercatori e giornalisti hanno discusso di Internet come un’infrastruttura il cui futuro dipende dalle scelte che stiamo facendo oggi. La domanda con cui il NAM2026 si era aperto, se continueremo ad avere una rete unica, aperta e condivisa, oppure un insieme di Internet separati da rivalità strategiche continua con più consapevolezza di prima.