NAMEX NEWSLETTER | DICEMBRE 2025
CONSORZIO
Quando la crescita diventa cooperazione
— Di Maurizio Goretti, CEO di Namex
La chiusura dell’anno rappresenta, per Namex, un momento di riflessione e di sintesi. È l’occasione per fare un bilancio delle attività svolte e, allo stesso tempo, per guardare con maggiore chiarezza alle direzioni che stanno prendendo forma.
Il 2025 è stato un anno di lavoro intenso, che ha visto il consolidamento dell’infrastruttura e dei servizi, ma anche una crescita concreta della comunità. Nel corso dell’anno si sono collegati circa 30 nuovi ISP, è stato registrato un nuovo record di traffico (1,4 Tbps) e abbiamo raggiunto il numero più alto di servizi erogati nella storia di Namex. Risultati importanti, che confermano la solidità del modello e la fiducia della community, e che poggiano su un lavoro quotidiano spesso poco visibile ma essenziale.
Accanto al nodo storico di Roma, il 2025 ha confermato il percorso di crescita dei poli territoriali. Namex Bari e Namex Napoli hanno registrato un aumento significativo di interesse e di partecipazione, rafforzando il presidio nel Mezzogiorno e contribuendo a rendere l’ecosistema sempre più distribuito, resiliente e vicino agli operatori.
Accanto ai numeri, l’anno ha ribadito quanto la dimensione comunitaria sia parte integrante dell’infrastruttura stessa. Le attività di incontro e confronto hanno visto una partecipazione crescente, a partire dalle birre RMNOG e dagli appuntamenti BariNOG, che si sono consolidati come spazi di dialogo tecnico e umano. In questo solco si inserisce anche il grande successo dell’evento dedicato allo spazio, capace di ampliare lo sguardo sul futuro delle reti mantenendo al centro il ruolo degli Internet Exchange Point.
È proprio da questa esperienza di crescita, relazione e fiducia che nasce ARGO.
osservatorio namex
Il viaggio del calcio in streaming
— Di Flavio Luciani, CTO di Namex
Cosa accade dietro le quinte della nostra rete quando fischia l’inizio della Serie A?
Al NOG romano di novembre 2025 si è riunita la filiera degli operatori che distribuiscono il calcio in streaming, per confrontarsi su una delle sfide più complesse delle telecomunicazioni moderne. Il panel ha offerto una prospettiva unica, mettendo allo stesso tavolo tutti gli anelli della catena: il broadcaster (DAZN), la piattaforma di distribuzione (MainStreaming), il punto di interscambio (Namex) e l’operatore di rete (Fastweb).
Un gioco di squadra: dalla sorgente all’utente finale.
POLITICHE REGOLATORIE
La proposta chatcontrol: stato della procedura legislativa e prossimi passi
— Di Innocenzo Genna, Giurista specializzato in politiche e regolamentazioni europee per il digitale, la concorrenza e le liberalizzazioni
La proposta di regolamento europeo “chatcontrol” – cioè il regolamento per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori online – dopo anni di stallo ha trovato in Consiglio, a fine novembre 2025, un accordo politico che si basa su obblighi di valutazione del rischio per i servizi online e sulla possibilità di mantenere la scansione dei contenuti, compresi i servizi di messaggistica cifrata end‑to‑end, seppur su base volontaria, a differenza dell’impianto originario della Commissione, che prevedeva invece degli obblighi.
INTERNET NELLO SPAZIO
Un IXP sulla Luna o in orbita, lo spazio è il prossimo layer
— Di Christian Cinetto, Responsabile Comunicazione e contenuti di Namex
“Magnificent desolation”. Prime parole sulla superficie lunare. Buzz Aldrin, 1969
“IP on Earth, DTN in Space” Vint Cerf, 1979
Questo articolo nasce da un paradosso, o meglio, da uno scherzo che la realtà ha fatto carambolare fino a prenderlo molto sul serio. Il primo aprile scorso, con l’aiuto dell’AI, avevo generato l’immagine di un data center lunare: il “Namex Lunar IXP”. Doveva essere una boutade, un gioco per la nostra community. Invece, come spesso accade quando la tecnologia corre più veloce dell’immaginazione, ci siamo accorti che quel pesce d’Aprile non era un meme, ma una visione. Al Nam di Giugno avevamo parlato di spazio con ESA, D-ORBIT e con Paolo Nespoli e avevamo compreso la concretezza della rete spaziale e delle sue implicazioni. Se fino a ieri guardavamo alle rotte sottomarine come alle arterie vitali della rete, oggi dobbiamo imparare ad alzare lo sguardo. La convergenza tra telecomunicazioni terrestri e satellitari è in corso, e comprenderla diventerà una necessità strategica per chi opera nel mondo di Internet.
STORIE DELLA COMMUNITY
I quarant'anni di UNIDATA
— Di Alessandro Longo, giornalista
Da un garage romano alle profondità del Mediterraneo; dalla vendita di computer al cablaggio di cavi sottomarini: un viaggio durato mezzo secolo. Con lo stesso fil rouge: curiosità per l’innovazione, attenzione alle persone. “E coraggio, sì, anche quello: senza, bisogna fare un altro lavoro…”. Renato Brunetti, guarda la sua Unidata – di cui è uno dei fondatori – compiere quarant’anni nel 2025. Se la società fosse una persona, si direbbe: è entrata nell’età in cui si comincia a capire la vita. A giocare sul tavolo degli adulti. Guardando quello che Unidata ha fatto finora ma soprattutto quello che ha cominciato a voler fare, sembra che l’analogia regga.
Insomma, quarant’anni. Cos’è successo? Come siamo arrivati qui? Roma, anni settanta. E due ventenni con la passione per l’informatica. “Io e Marcello Vispi (altro fondatore di Unidata, Ndr.) lavoravamo su azienda pioniera dei micro computer, Saga”. “Commercializzava computer italiani dell’azienda romana Mael, prodotti in Abruzzo. Erano dedicati a calcoli scientifici, ma erano programmabili. Avevano avuto un grande successo in Germania”, spiega Brunetti. Tra gli investitori in Mael c’era Franco Pesci, marito di Virna Lisi.
La foto del mese
Tre anni di RMNOG: nato come esperimento, oggi è un appuntamento mensile che riunisce centinaia di colleghi intorno alla comunità Internet di Roma.
GENNAIO
20 Gennaio RMNOG , Roma
26 Gennaio BARINOG, Bari
FEBBRAIO
5 Febbraio Anix Meeting 2026, Tirana
17 Febbraio RMNOG, Roma
26 Febbraio, Assemblea consorziati NAMEX, Roma
News
NOTIZIE DA NAMEX E DINTORNI
Namex nei media
» Internet spaziale: il protocollo IXP per la Luna (articolo, Wired.it – 12/12/2025)
“Portare Internet oltre l’orbita terrestre non è più fantascienza. All’evento ‘Internet Beyond Earth’, organizzato da Namex a Roma, si è discusso di come adattare i principi degli Internet Exchange Point alle comunicazioni lunari e interplanetarie.”
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» Internet sulla Luna? Non è fantascienza (articolo, key4biz.it – 05/12/2025)
“È questo il sentiment che emerge dall’evento organizzato oggi da Namex, Internet Beyond Earth, che si è tenuto nella sede della Società Geografica Italiana a Villa Celimontana.
Un confronto che ha messo al centro il ruolo dell’Italia e dell’Europa nello sviluppo delle future reti spaziali e dei protocolli di comunicazione interplanetaria.”
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» Internet Exchange, nasce la prima federazione di servizi italiani (articolo, CorCom – 10/12/2025) “Nasce Argo, la prima federazione di servizi tra Internet Exchange Point italiani. L’iniziativa, lanciata da Top-IX … e Namex, mette a fattor comune infrastrutture e competenze per offrire a operatori, content provider e aziende “un ecosistema condiviso di connettività e servizi avanzati, con particolare attenzione alle esigenze dei piccoli e medi Isp… “
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» L’Italia ora ha una federazione per servizi internet più veloci e resilienti (articolo, Wired Italia – 12/12/2025) “L’iniziativa Argo, presentata il 10 dicembre dai consorzi che gestiscono due tra i più importanti Internet Exchange nel nostro paese… punta a una federazione di servizi… ‘L’Italia non sconta grossi ritardi e la presenza di fibra è sopra la media europea’ spiega Maurizio Goretti, CEO di Namex… “Quello che serve è fare in modo che siano disponibili i servizi che servono alle aziende… e che le infrastrutture garantiscano prestazioni adeguate”.
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Namex highlights
» Il 18 novembre a Roma, Il viaggio del calcio in streaming ha riunito oltre 100 partecipanti, attenti e curiosi di approfondire una filiera molto complessa.I protagonisti hanno raccontato il glass-to-glass: Vincenzo Roggio (DAZN) ha spiegato come nasce il flusso video e il ruolo strategico delle cache; Philippe T. (MainStreaming) ha mostrato come la CDN replica e distribuisce le partite; Flavio Luciani (Namex) ha illustrato cosa vede un IXP durante i picchi sportivi; Giulio De Nicola (Fastweb) ha raccontato cosa accade nella rete di un ISP quando milioni di utenti si collegano contemporaneamente. Rivedi l’integrale al nostro canale YouTube
» Internet nello spazio, evento che Namex ha organizzato il 5 Dicembre in Villa Celimontana a Roma, ha visto la partecipazione di ESA, IPNSIG, Leonardo e Telespazio. Gli interventi sono stati moderati dal giornalista Emilio Cozzi. Al nostro canale YouTube si possono vedere le interviste e l’integrale dell’evento.
» “3 anni di RMNOG. … La crescita della community: 2023: 199 partecipanti; 2024: 435; 2025: 642 partecipanti. Mailing list: 400+ iscritti. … Grazie ai nostri sponsor, partner e a tutti nella community RMNOG… Un ringraziamento speciale a Namex, che supporta ogni giorno la crescita della community romana.” Grazie RMNOG
» Namex ha rafforzato il proprio impegno verso Internet come bene pubblico globale entrando a far parte della Internet Society come Bronze Level Organization Member. Sostenere ISOC significa contribuire attivamente a priorità, strategia e governance del modello multistakeholder..NAMEX pro ISOC
» Per la prima volta Namex partecipa a Peering Asia. Il CTO Flavio Luciani è intervenuto con una presentazione sull’evoluzione dei profili e dei volumi di traffico Internet nell’era dei big content. La presenza di Namex risponde al crescente interesse di operatori e content player asiatici verso il Mediterraneo come hub di interconnessione, interesse già evidente a Capacity Europe. LINK
» Namex supporta l’ecosistema degli IXP, a partire da quelli nazionali. Siamo stati lieti di partecipare a VSIX e di supportare l’evento come Gold Sponsor. NAMEX VSIX
» I nostri auguri di Natale alla community, in stile Namex, con una piccola sorpresa, che sia di buon auspicio per la crescita di tutti i nostri consorziati. Auguri da Namex
News dal mondo Internet
» Ams-ix lascia gli Stati Uniti e punta sui mercati emergenti
Ams-ix chiuderà le proprie operazioni negli Stati Uniti il 5 marzo 2026, dismettendo i punti di presenza nella Bay Area e a Chicago. Lo ha annunciato lo stesso internet exchange olandese. La decisione – come spiega l’ixp – rientra in una revisione complessiva della strategia globale. Il focusora si sposta verso mercati emergenti in Asia, Medio Oriente, Africa, America Latina e anche l’Europa, il Mediterraneo.
Il gruppo ricorda di essere arrivato negli Usa nel 2013 per importare il modello europeo di internet exchange, neutrale e aperto. Ora però la valutazione è che l’impatto possa essere maggiore altrove: Ams-ix conta oggi 15 Internet Exchange attivi in quattro continenti e punta a rafforzare il proprio ruolo nei nuovi hub di crescita del traffico dati.
Per garantire continuità agli operatori connessi negli Stati Uniti, l’azienda ha previsto un percorso di migrazione verso il partner Megaport, con l’obiettivo dichiarato di rendere il passaggio “senza intoppi”. Parallelamente Ams-ix annuncia il lancio di nuovi servizi a valore aggiunto, a partire da un’offerta di Accurate Time Services prevista per l’inizio del 2026, segno che il riposizionamento non è un ridimensionamento ma uno spostamento di risorse verso segmenti e aree considerati più strategici.
Per l’area mediterranea e l’Europa, la notizia conferma il nuovo importante ruolo che questa regione va a rivestire nella scacchiera delle interconnessioni globali.
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» La Commissione Ue boccia i blocchi dinamici: Piracy Shield modello isolato e poco efficace
Una valutazione pubblicata dalla Commissione europea rimette in discussione l’efficacia dei sistemi di blocco dinamico contro la pirateria online e chiama in causa direttamente il caso italiano di Piracy Shield. Nonostante ingiunzioni rapide e cooperazione tra autorità nazionali, la pirateria di eventi live e contenuti in streaming sarebbe diminuita solo marginalmente a livello europeo.
Bruxelles parla di una catena di responsabilità frammentata e lenta, con hosting provider spesso fuori dalla giurisdizione Ue e intermediari privati riluttanti a collaborare. In questo quadro, l’Italia viene descritta come un’eccezione: Piracy Shield, gestito da Agcom, impone agli internet provider nazionali il blocco dei flussi illegali entro 30 minuti, ma lascia fuori dal perimetro attori chiave come grandi cdn internazionali, dns pubblici, piattaforme ott e fornitori satellitari.
Il risultato è un meccanismo asimmetrico che carica gli Isp italiani di obblighi e costi senza un effettivo abbattimento del fenomeno, con la pirateria che si sposta verso canali non intercettati dalle regole nazionali. L’Associazione italiana internet provider torna a chiedere una responsabilità distribuita lungo tutta la filiera e un maggiore investimento sull’offerta legale, considerata dalla stessa Commissione un elemento decisivo per ridurre la domanda di contenuti illeciti.
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» Piracy Shield, gli operatori chiedono un fondo da 9,5 milioni l’anno
La lotta alla pirateria online costa cara agli operatori di comunicazioni elettroniche e ora gli internet provider italiani chiedono un ristoro. L’associazione provider Aiip propone l’istituzione di un fondo da 9,5 milioni di euro l’anno per coprire le spese sostenute per far funzionare Piracy Shield, la piattaforma Agcom che consente il blocco rapido dei flussi illegali, nata per il calcio pay e poi estesa anche a film, serie tv e musica live.
Aiip denuncia che l’intero onere tecnico, organizzativo e amministrativo del sistema ricade oggi sugli operatori italiani, chiamati a interventi complessi e in tempi strettissimi, senza alcuna compensazione economica. Una situazione definita anomala rispetto ad altri Paesi europei e potenzialmente distorsiva della concorrenza, soprattutto per i provider piccoli e medi.
La proposta dell’associazione prevede criteri di ripartizione delle risorse basati su una quota fissa e una variabile collegata al numero di linee attive, fisse e mobili, in modo progressivo. L’obiettivo è garantire sostenibilità agli operatori minori senza scaricare costi eccessivi su quelli maggiori. Sulla stessa linea anche Asstel, l’associazione delle telco, che parla della necessità di un “nuovo servizio universale digitale” e sottolinea come gli Isp siano stati trasformati in presidi di legalità della rete senza partecipare alla filiera economica dei contenuti.
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» Due blackout di Cloudflare in due settimane riaccendono l’allarme sulla fragilità di internet
Due interruzioni di servizio in due settimane, con ricadute sull’internet globale. Le disavventure vissute da Cloudflare nell’ultimo periodo riportano al centro del dibattito un tema sempre attuale: l’eccesiva concentrazione dell’infrastruttura di internet. I disservizi (tra fine novembre e inizi dicembre 2025), dovuti a errori tecnici, hanno avuto un impatto immediato su portali aziendali, app fintech, siti di e-commerce e una lunga lista di servizi che si appoggiano alla rete di distribuzione contenuti, dns e sicurezza edge del gruppo.
Esperti come Richard Ford (Integrity360) e Ryan Polk (Internet Society) mettono in guardia dai rischi di affidare una quota sempre crescente del traffico globale a un numero ristretto di grandi fornitori di cdn e cloud. Quando uno di questi nodi va in crisi – per errore interno, aggiornamento mal riuscito o attacco – l’effetto domino può riguardare migliaia di organizzazioni in settori del tutto diversi.
Il tema non riguarda solo Cloudflare: è recente anche in incidente nella regione Us-East-1 di Aws, che ha innescato problemi dns a catena. Da qui l’appello alle imprese perché adottino strategie di resilienza più robuste: multi-cdn, cloud ibridi, percorsi di fallback e architetture distribuite che evitino il “single point of failure”. Secondo gli esperti, senza questo cambio di paradigma ogni nuovo blackout continuerà a mostrare quanto fragile sia diventata la base dell’economia digitale.
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» Bruxelles prepara le “gigafactory” dell’IA: gara al via a inizio 2026
L’Unione europea si prepara a mettere sul tavolo un nuovo strumento per colmare il gap con Stati Uniti e Asia nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale: le cosiddette “AI gigafactories”. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la vicepresidente esecutiva per la tecnologia Henna Virkkunen ha annunciato che il bando per selezionare i progetti partirà tra gennaio e febbraio 2026 e resterà aperto fino all’estate.
Le gigafactory dovrebbero ospitare capacità di calcolo su larga scala per l’addestramento e l’esecuzione di modelli IA avanzati. Bruxelles riconosce però di non avere ancora una filiera europea per i chip più sofisticati: per questo, almeno nella fase iniziale, le gpu necessarie dovranno essere acquistate fuori dall’Ue, in primis da fornitori statunitensi.
La Commissione sta finalizzando il quadro giuridico che regolerà i progetti, compresi i criteri per gli aiuti di Stato e gli obblighi in tema di efficienza energetica e sostenibilità. Sullo sfondo, l’obiettivo politico è duplice: rafforzare la “sovranità tecnologica” europea e ridurre la dipendenza dai grandi hyperscaler americani, pur sapendo che, almeno nel medio periodo, una completa autonomia su hardware e piattaforme resterà difficile da raggiungere.
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» Cavi sottomarini e spazio, Butti: “Nuovi territori sovrani da difendere subito a livello Ue”
I cavi sottomarini e le infrastrutture spaziali non sono più semplici componenti tecniche, ma “nuovi territori sovrani” da proteggere come quelli terrestri. È il messaggio lanciato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti, intervenuto a Roma alla conferenza “Space&Underwater – Space Economy, Submarine Cables & Cybersecurity”.
Butti ha richiamato l’urgenza di una risposta europea coordinata su sicurezza, regole e investimenti, sottolineando che l’Europa è in ritardo rispetto a Stati Uniti e Asia su entrambe le frontiere: quella dei collegamenti sottomarini, cruciali per il traffico dati globale, e quella dello spazio, dove costellazioni di satelliti e infrastrutture in orbita stanno diventando snodi chiave anche per i servizi digitali.
Il sottosegretario invita Bruxelles ad accelerare su strumenti concreti di protezione, dalla sorveglianza delle infrastrutture critiche ai meccanismi di risposta comune in caso di attacchi o sabotaggi. Il tema si intreccia con i dossier sulla sovranità digitale e sulla space economy: senza una rete sicura di cavi e asset spaziali, avverte Butti, la competitività europea nel digitale rischia di indebolirsi ulteriormente.
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» Agcom equipara le Cdn alle reti tlc, sei associazioni insorgono: “È una network fee mascherata”
La decisione di Agcom di ricondurre le content delivery network (cdn) nel perimetro delle reti di comunicazione elettronica sta accendendo un duro scontro tra industria digitale e regolatore. Una lettera firmata da sei associazioni internazionali – da Business Software Alliance a Euroconsumers, a InnovUp – chiede al governo Meloni di fermare la delibera che estende alle cdn il regime di autorizzazione generale previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche.
Secondo i firmatari, le cdn non svolgono lo stesso ruolo delle telco: trasportano traffico in maniera privata per conto di fornitori di contenuti e applicazioni e non servono direttamente gli utenti finali. L’equiparazione, sostengono, rischia di introdurre di fatto una “network fee” per la distribuzione di contenuti che gli utenti hanno già pagato, in contrasto con gli impegni presi dall’Ue con gli Stati Uniti di non introdurre tariffe d’uso di rete.
Le associazioni avvertono di possibili effetti negativi su investimenti, startup e pmi digitali, ma anche su servizi pubblici essenziali che si appoggiano alle cdn per gestire i picchi di traffico e garantire la sicurezza. Di segno opposto la posizione di Asstel, l’associazione delle telecomunicazioni, secondo cui la mossa di Agcom va nella direzione di riequilibrare le asimmetrie regolatorie tra telco e grandi intermediari della distribuzione contenuti, in linea con la futura normativa europea sulle reti digitali.
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» Urso: “Con la strategia nazionale l’Italia può diventare hub europeo dei data center”
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rivendica il cambio di passo dell’Italia sui data center e punta esplicitamente a farne un hub europeo. In un intervento riportato da Agenzia Nova, il ministro – parlando a Milano il 24 novembre – ha sottolineato come il Paese sia “significativamente cambiato” dall’inizio della legislatura, grazie alla definizione di una strategia nazionale che mette al centro le infrastrutture per l’elaborazione e lo stoccaggio dei dati.
“In un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, da guerre combattute e commerciali, da sfide legate a dazi e caro- energia, il ruolo dell’Italia è cruciale. Il Governo Meloni sta operando efficacemente, lo riconoscono tutti, grazie alla stabilità istituzionale indispensabile anche agli investimenti”, ha aggiunto.
Emerge così l’idea di una politica industriale che considera i data center come infrastruttura strategica al pari di reti tlc e cloud, con l’obiettivo di attrarre investimenti e rafforzare la sovranità europea sui dati. L’ambizione è posizionare l’Italia come nodo di riferimento nel Mediterraneo per i flussi digitali, sfruttando anche i cavi sottomarini che approdano sulle coste del Paese e le interconnessioni con altri hub europei.
Resta da capire quali strumenti concreti – incentivi, semplificazioni, accordi con i grandi operatori – accompagneranno questa strategia e come verrà bilanciata con gli obiettivi di efficienza energetica e sostenibilità ambientale, sempre più centrali nel dibattito sui data center.
Tema su cui una proposta di legge bipartisan giace alla Camera da oltre un anno. “Urso predica bene e razzola male”, ha detto Giulia Pastorella (Azione), dopo le parole del ministro, accusando il Governo dei ritardi subiti dalla proposta di legge.
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» Data center in orbita, la nuova sfida delle big tech tra IA e space economy
Portare i data center nello spazio per alimentare l’intelligenza artificiale con energia solare quasi continua e ridurre la pressione su acqua e territorio a terra. È lo scenario che le big tech cominciano a esplorare. In particolare la competizione tra Jeff Bezos ed Elon Musk si sta spostando anche sull’idea di trasformare l’orbita bassa terrestre in estensione della cloud economy. Della partita anche Google, che prevede i primi esperimenti di computing orbitale nel 2027.
La promessa è quella di infrastrutture che elaborano i dati “a bordo”, limitando al minimo il download verso la Terra e abbattendo così una parte dei colli di bottiglia delle reti terrestri. Ma i problemi tecnici sono tutt’altro che banali: la gestione del calore in assenza di atmosfera, l’affidabilità dei sistemi, i costi di lancio e manutenzione e, non da ultimo, la gestione dei detriti spaziali.
Intorno ai data center in orbita si muovono anche questioni regolatorie e geopolitiche: chi controlla i dati elaborati fuori dall’atmosfera, quale diritto si applica, come si garantisce la sicurezza delle infrastrutture e si evitano nuove concentrazioni di potere in mano a pochi attori globali. Per ora il progetto resta in una fase pionieristica, ma l’interesse delle big tech indica che lo spazio potrebbe diventare la prossima frontiera, non solo per le telecomunicazioni ma per l’intera economia del dato.
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