Il futuro digitale, economico di un territorio può ben cominciare a un passo dalle vestigia di un grande passato. “25 novembre 2005: nasce Convergenze, a un km dalle rovine di Paestum. Obiettivo: ridurre il digital divide nel Cilento”, spiega Rosario Pingaro, fondatore e amministratore delegato del provider. Partito con il servizio wireless banda larga e poi passato a offrire una rosa di prodotti “convergenti”, tra tlc (con anche una rete fibra ottica proprietaria), energia, tv, comunicazione, virtualizzazione. Mvno.
Convergenze conferma una tesi di Mehran Gul, economista inglese autore di The Geography of Innovation (luglio 2025): l’innovazione può sorgere in luoghi e con modi inaspettati, mica per forza ha sempre la forma che la Silicon Valley ha voluto immaginare per tutti noi. E ha successo quando riesce a capire le esigenze del territorio con cui entra in simbiosi.
Uno studio dell’università di Salerno, in via di pubblicazione, ha analizzato il caso Convergenze Spa, società benefit; “come la collaborazione pubblico-privato possa guidare la trasformazione digitale nelle aree rurali, per promuovere la sostenibilità sociale”, si legge.
Il documento dimostra che la collaborazione pubblico-privato volta a promuovere la trasformazione digitale delle aree rurali, con fibra ottica nelle aree di digital divide, “può generare significativi impatti di sostenibilità sociale che, a loro volta, rafforzano le fondamenta stesse della collaborazione, sostenendo così nuovi cicli di trasformazione digitale e innescando un circolo virtuoso autosufficiente”, si legge.
Lo studio rientra in una lunga e ampia letteratura (italiana, internazionale) sui benefici economici sociali della rete. Secondo uno studio Deloitte di febbraio, la fibra vale 1,1 euro di Pil per euro investito; l’utilizzo della rete ne aggiunge 3,3. Ossia 21,5 miliardi di contributo complessivo al Pil nelle aree bianche, tra 5,3 miliardi legati alla costruzione e 16,2 alla fase di utilizzo.
È anche la storia, certo localizzata, di Convergenze. Il provider, nato a Capaccio Paestum (Salerno), ha 12.800 km di fibra, in 14 comuni, su 30mila unità immobiliari. “Ne aggiungiamo 2mila l’anno”, dice Pingaro.
“Tante realtà del territorio ne hanno beneficiato. Cantine, agenzie di comunicazione, fabbriche di carriole idrauliche, produttori di mini track per il lavoro nei campi e cantieri edili. Produttori di verdure in busta”. “Usano internet veloce per fare controllo di gestione; sensoristica per monitorare e gestire impianti lontani, anche 15-20 km, e analisi dati con business intelligence”, aggiunge.
La vocazione sociale è connessa all’anima convergente del provider, che offre anche canali del digitale terrestre in streaming. Ma che c’entra lo streaming tv con un provider locale, che non abbia né le ambizioni nazionali di TimVision né quelle di un Fastweb di due decenni anni fa (quando offriva la tv via cavo)?
“C’entra, c’entra”, risponde Pingaro. “Ha senso quando l’utente non ha un’antenna dtt o vuole ricevere i contenuti tv in mobilità. Noi diamo quelli del digitale terrestre e altri canali”.
“Da quando siamo diventati Mvno, siamo un operatore fisso-mobile-tv integrato”, dice. Convergenze cerca di presidiare non solo diversi asset di servizio al pubblico ma anche tutta la filiera del dato. “Nel 95 per cento dei casi il traffico dei nostri clienti passa da rete Convergenze, senza transitare in zone grigie a qualità incerta. Abbiamo infatti messo router nei principali IXP mondiali. Sud Africa, Brasile e ovviamente le capitali europee, USA, Hong Kong”. Senza dimenticare Roma. Non è solo una questione di “convergenza” fine a sé stessa, ma di qualità all’utente finale. Per soddisfare la propria missione sociale.
Stesso spirito nell’offerta di fornitura energia Convergenze, “che otteniamo solo da fonti rinnovabili. L’abbiamo fatto subito dopo la quotazione in Borsa del 2014S. Siamo stati uno dei primi provider a lanciare connubio energia e tlc”, aggiunge. Una formula che ora conquista i principali operatori, come si legge in un report I-Com e Join di febbraio. In questa fase di vacche magre per le tlc europee, “tutti scommettono su relazione col cliente, quindi l’operatore deve farsi one stop shop per molti servizi. Funziona se è operatore integrato, con controllo su filiera e catena valore. Noi abbiamo un unico sistema informatico che gestisce tutti i processi del mercato tlc ed energia”.
“Convergono anche i nostri venditori. Sono specializzati sia in tlc sia in energia”, aggiunge.
La “convergenza” arriva persino a includere colonnine di ricarica delle auto elettriche.
“Abbiamo brevettato una ricarica con hotspot per fare registrare l’utente con captive portal. Così anche un turista senza contratto internet può farlo in 30 secondi”, dice Pingaro.
Adesso Convergenze ha 100 dipendenti, 26 milioni di fatturato, contro i 10 milioni del periodo della quotazione. “Ma nel 2025 è calato dell’1%: il mercato tlc ed energia sono molto aggressivi, con il telemarketing, per rubare clienti. Noi abbiamo pagato il nostro approccio etico: non usiamo call center esterni”. A proposito di call center, Convergenze per l’inbound intende usare di più l’AI ma solo per rispondere ai clienti fuori dagli orari di ufficio (per supportare i chatbot AI intende potenziare i due piccoli datacenter edge in futuro). Innovazione sì, ma con uno sguardo “umano” al sociale: anche di fronte all’avanzata dell’intelligenza artificiale.