Per anni gli Internet Exchange Point sono stati una delle storie di successo più evidenti dell’Internet “dal basso”: infrastrutture neutre, community-based, capaci di ridurre i costi di interconnessione, migliorare le performance delle reti locali e favorire la crescita degli ecosistemi digitali nazionali e regionali. Oggi il contesto sta cambiando rapidamente e la provocazione resta sullo sfondo: gli IXP hanno già vissuto il loro grande futuro o ne hanno ancora uno davanti?
Negli ultimi mesi, alcune analisi della community internazionale – tra cui il recente contributo di Flavio Luciani insieme a John Souter – offrono una lettura particolarmente stimolante dell’evoluzione in corso nell’ecosistema dell’interconnessione. Lontano da narrazioni semplicistiche sul “declino” degli IXP, queste riflessioni rilanciano il ruolo degli Internet Exchange Point alla luce delle nuove trasformazioni dell’Internet: maggiore concentrazione del traffico, nuovi modelli di interconnessione guidati dalle grandi piattaforme globali, crescente complessità delle catene del valore della connettività. Nell’articolo si evidenzia anche come i grandi hyperscaler stiano assumendo, per peso e potere contrattuale, un ruolo non troppo diverso da quello che in passato era esercitato dai Tier-1 tradizionali: attori centrali dell’ecosistema, ma sempre meno interessati alle dinamiche di peering pubblico aperto. In questo scenario, gli IXP non perdono centralità, ma sono chiamati a evolvere il proprio ruolo, rafforzando la dimensione di piattaforme neutrali al servizio delle comunità locali, della resilienza delle reti e della diversificazione degli ecosistemi di interconnessione. Questo ruolo diventa ancora più rilevante se letto in chiave di sovranità digitale: favorire che il traffico locale rimanga locale significa ridurre dipendenze esterne, migliorare performance e affidabilità dei servizi e contribuire a una maggiore autonomia degli ecosistemi digitali territoriali.
E, mentre il contesto si trasforma, i numeri di Namex continuano a raccontare una storia di crescita. Il traffico di peering presso il nostro IXP è in aumento e questa dinamica è evidente nella nostra esperienza quotidiana: la crescita non riguarda solo il principale nodo di Roma, ma si manifesta anche nei nodi regionali, Bari compresa, a dimostrazione di come la domanda di interconnessione locale e di prossimità resti forte e strutturale almeno nel nostro ecosistema. È un segnale concreto che, per la nostra comunità, l’IXP rimane un’infrastruttura viva, centrale per l’efficienza delle reti e per la qualità del servizio percepita dagli utenti finali.
Se guardiamo a quanto accaduto negli ultimi mesi in casa Namex, i segnali vanno chiaramente in questa direzione. Abbiamo organizzato l’ANIX Meeting 2026, creando uno spazio di confronto tra operatori balcanici e mediterranei e contribuendo a rafforzare relazioni e sinergie regionali. Il Mediterraneo, per Namex, continua a rappresentare non solo uno snodo naturale delle reti, ma un ambito strategico in cui costruire cooperazione tra comunità tecniche che condividono sfide e opportunità simili.
Accanto alla dimensione più propriamente infrastrutturale, abbiamo voluto coltivare anche quella culturale e di comunità. Con Namex Unplugged abbiamo avviato un nuovo format di incontro e conversazione, pensato per allargare lo sguardo sul significato più ampio dell’evoluzione digitale. Il primo appuntamento, con la presentazione del libro di Riccardo Luna, ha mostrato quanto sia prezioso per la nostra community creare spazi di confronto aperti, in cui temi tecnologici, sociali e culturali possano dialogare in modo informale ma consapevole.
In questo percorso di apertura verso l’esterno si colloca anche l’ingresso di Namex in Internet Society (ISOC) come Bronze Member: un passo che rafforza il nostro impegno nella visione multistakeholder di Internet e nella promozione di un ecosistema aperto, inclusivo e sostenibile, in cui le infrastrutture di interconnessione continuano a svolgere un ruolo fondamentale.
Tutto questo è possibile perché Namex è, prima di tutto, una realtà member-based e not-for-profit, e perché questo modello non è solo una scelta organizzativa, ma anche una scelta culturale e, in senso lato, politica sul tipo di Internet che vogliamo contribuire a costruire. Member-based significa che i nostri oltre 190 consorziati hanno tutti lo stesso peso: grandi operatori e piccoli ISP siedono allo stesso tavolo e partecipano su un piano di parità alle decisioni che riguardano l’evoluzione dell’infrastruttura comune. Not-for-profit significa che gli eventuali avanzi di gestione non vengono estratti come rendita, ma reinvestiti interamente nella crescita di Namex, nel potenziamento della rete, nei servizi alla comunità e nello sviluppo di nuovi progetti. In un ecosistema sempre più segnato da modelli proprietari, da piattaforme verticalmente integrate e da logiche di controllo concentrato delle infrastrutture digitali, la scelta di mantenere un IXP neutrale, aperto e orientato al bene comune rappresenta un atto di pluralismo infrastrutturale: un modo concreto per difendere un’Internet più distribuita, più resiliente e più aderente ai bisogni dei territori e delle comunità che la abitano.
Se una parte importante della storia degli IXP è già stata scritta, il prossimo capitolo è ancora tutto da costruire. Sarà un capitolo fatto di nuove alleanze regionali, di un ruolo crescente nella resilienza delle infrastrutture digitali, di capacità di adattamento a un Internet che cambia e, soprattutto, di comunità che continuano a riconoscersi in progetti comuni.
Il “grande futuro” degli IXP non è solo dietro le spalle: è una responsabilità che abbiamo davanti. E come Namex, insieme ai nostri membri, intendiamo continuare a esserne parte attiva.
— Di Maurizio Goretti, Direttore Generale Namex