L’ANIX Meeting 2026, organizzato da Namex e RASH a Tirana il 5 febbraio, ha confermato un punto che per noi è centrale: nei Balcani – e non solo – la cooperazione digitale non si costruisce con una singola infrastruttura o con un singolo progetto, ma con un lavoro di armonizzazione tra regole, infrastruttura, cooperazione regionale e competenze, stimolato dalla comunità Internet. Con 74 partecipanti in presenza e 66 in streaming, l’evento ha riunito ISP, istituzioni, comunità tecniche e attori internazionali attorno a una domanda comune: come rendere l’interconnessione locale e regionale più efficiente e sostenibile.
Armonizzare le regole
I saluti istituzionali hanno dato la cornice alla giornata. Dalla Commissione Europea (Daniel Kiapeš, DG CONNECT) è arrivato un richiamo chiaro al percorso di integrazione dei Paesi candidati e al fatto che il mercato digitale europeo si costruisce concretamente anche attraverso infrastrutture condivise e comunità operative. Dalla Vice-Ministro albanese delle Infrastrutture e dell’Energia Enkelejda Muçaj è stato ribadito che l’allineamento europeo richiede un lavoro coordinato su quadro regolatorio, policy e coinvolgimento dell’ecosistema, con attenzione a sicurezza e resilienza. In questo quadro, anche il supporto dell’Istituto per il Commercio Estero (ICE), rappresentato da Alkeida Bakalli, contribuisce a presentare ANIX non solo come punto di scambio di traffico, ma come piattaforma che abilita relazioni, opportunità e cooperazione regionale.
Questa cornice è stata poi rafforzata dall’intervento di Altin Petre dell’autorità regolatoria albanese (AKEP), che ha presentato il nuovo quadro per le comunicazioni elettroniche: un percorso di allineamento alle regole europee (in particolare al Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche), con maggiore attenzione a trasparenza, tutela degli utenti, sicurezza e supervisione. Il messaggio di fondo è che armonizzare significa ridurre attriti e incertezza, creando condizioni più stabili per investimenti e cooperazione.
Armonizzare l’infrastruttura
Era l’ANIX Meeting, e non sarebbe stato completo senza aver fatto il punto su ANIX. L’infrastruttura di ANIX sta aumentando notevolmente il suo livello di affidabilità, ma il tema emerso dalle presentazioni non è solo tecnico: è il passaggio da una fase di avvio a una fase di maturità.
Maurizio Goretti (Namex) e Arjan Xhelaj (RASH) hanno spiegato che nel 2026 il punto di interscambio è entrato in una fase più matura: da iniziativa nata per “tenere in Albania il traffico locale” e creare fiducia tra operatori, ANIX è diventato un hub neutrale per l’ecosistema albanese, con 28 operatori collegati in un datacenter carrier-neutral e una base più completa di fornitori di accesso e di contenuti che lo rende più attrattivo e utile. Questo passaggio richiede anche un’evoluzione del modello: ANIX sta superando la logica iniziale pro-bono verso una gestione più sostenibile, anche grazie all’accordo “one-stop shop” tra Namex e RASH, che semplifica l’adesione e accompagna una transizione progressiva verso una gestione sempre più locale, mantenendo la neutralità.
Dal lato RASH, la crescita viene “messa a terra” con una visione infrastrutturale: ANIX può scalare solo se è supportato da energia, spazio e connettività adeguati. Sono stati descritti upgrade del datacenter, una roadmap di ulteriore espansione, e una connettività internazionale in crescita. La direzione strategica è chiara: aumentare la presenza di contenuti “in-country” (Meta e Netflix già installati, Cloudflare in attivazione e altri in valutazione) con l’obiettivo di instradare localmente una quota crescente del traffico nazionale. La maturità di ANIX non è solo un risultato: è un punto di partenza per rendere più semplice l’ingresso di nuovi attori e una base stabile per una cooperazione regionale.
Armonizzare la cooperazione regionale
Il passaggio dalla scala nazionale a quella regionale è emerso con particolare forza nel panel con operatori di Albania e Paesi confinanti (Grecia, Macedonia del Nord, Kosovo, Italia), che ha messo a fuoco i vincoli reali con cui gli operatori convivono ogni giorno. La discussione ha mostrato che il tema non è semplicemente la disponibilità di banda, ma l’asimmetria infrastrutturale tra Paesi e, soprattutto, il costo e la qualità del trasporto nazionale e cross-border. Spesso il problema non è arrivare alla rete del cliente, ma costruire collegamenti efficienti e sostenibili verso i confini e verso i punti di interconnessione rilevanti.
È emersa anche una distinzione. L’accesso, in molti casi, si può reperire sul mercato; il trasporto resta invece un fattore strutturale che incide direttamente su latenza, resilienza e competitività. Con le applicazioni sensibili alla latenza come servizi real-time, gaming e trading, i millisecondi diventano sempre più “visibili” anche per utenti e imprese. Il panel ha quindi funzionato come un reality check: ha mostrato che la cooperazione regionale non può essere solo una formula, ma deve tradursi in scelte concrete su trasporto, interconnessione e priorità di investimento.
Del resto, l’intervento di RIPE NCC (Jelena Ćosić e Jad El Cham) aveva fornito una base analitica utile per leggere e contestualizzare quanto poi emerso nel panel. Il quadro della situazione degli IXP nella regione del Sud-Est Europeo (SEE), frutto di un report recentemente pubblicato, parte da questo dato: la regione del SEE non è omogenea, ma è attraversata da differenze strutturali (es. Paesi membri e non membri dell’Unione Europea, accesso al mare, evoluzione storica del mondo Internet e delle interconnessioni).
C’è una notevole differenza tra gli IXP della regione: si passa dai grandi hub (Sofia, Bucarest, Atene) ai piccolissimi nodi a rilevanza esclusivamente locale (Kosovo, Bosnia Erzegovina, Montenegro). ANIX si trova un po’ “nel mezzo”, con una quantità relativamente piccola di OTT e CDN presenti (per ora) e una quota ancora rilevante di percorsi tra un ISP locale e l’altro che passano al di fuori del paese.
All’interno della stessa regione in realtà, secondo le analisi fatte con RIPE Atlas, più di un quinto dei percorsi esce dal SEE e tende a convergere sui grandi hub europei (Vienna, Francoforte, Amsterdam, Londra, Milano). RIPE NCC evidenzia che la prossimità ai grandi hub è una “benedizione e maledizione allo stesso tempo”: è comodo comprare capacità e portare traffico fuori, ma così si rischia di sottosviluppare peering locale e investimenti domestici (ed esportare capitale fuori dall’economia locale). È lo stesso equilibrio delicato emerso nel panel: sfruttare la prossimità agli hub senza rinunciare a costruire infrastruttura e cooperazione regionale.
I consigli fondamentali di RIPE NCC per gli IXP della regione sono di creare delle strutture funzionali di governance e delle comunità solide (cosa che appunto abbiamo cercato di fare con ANIX). E inoltre, di incentivare il peering e la cooperazione regionale (tema proprio di questo Meeting).
Armonizzare i dati e le competenze
RIPE NCC ha sottolineato come il report da loro compilato si regga sui dati ottenuti attraverso il loro servizio RIPE Atlas, e quindi come fosse importante mantenere in ordine i propri dati: i dati di membership dell’IXP, così come ospitare delle “probe” e “anchor” di Atlas e tenere puliti i dati di PeeringDB. Questo era proprio il tema della presentazione di PeeringDB (Livio Morina), che ha offerto un promemoria utile: spesso il peering si sblocca anche grazie alla qualità delle informazioni (contatti, policy, facility, profili aggiornati), cioè da quella che potremmo chiamare “igiene dell’ecosistema”.
La presentazione dell’Internet Society (ISOC, Hanna Kreitem) ha completato il quadro, ricordando che i progetti di sviluppo dell’interconnessione funzionano davvero quando combinano infrastruttura, competenze e autonomia locale. Anche per questo, accanto alle sessioni plenarie, uno degli spazi più importanti è stato il momento di confronto tra operatori, nei break e negli incontri one-to-one.
Il workshop finale su BGP security (es. RPKI, ASPA, MANRS), tenuto da Antonio Prado, ha chiuso la giornata con un focus pratico su come rendere l’ecosistema non solo più interconnesso, ma anche più robusto. E forse è proprio questo il punto di sintesi più utile dell’ANIX Meeting 2026: armonizzare la cooperazione digitale significa far crescere insieme regole, infrastrutture, dati e competenze, così che la cooperazione regionale non resti un obiettivo astratto, ma diventi una pratica operativa.
Dopo l’ANIX Meeting: gli obiettivi mediterranei di Namex
Namex ha una collaborazione forte con diversi IXP dell’area balcanica. Oltre alla stretta relazione con ANIX, abbiamo un MoU di collaborazione con ixp.mk (Macedonia del Nord) e uno stretto rapporto con KOSIX (Kosovo), con i quali abbiamo appena completato un progetto di potenziamento dell’infrastruttura grazie ai fondi ottenuti da Internet Society Foundation. Oltre a un nuovo generatore, abbiamo acquistato una coppia di server per i servizi del punto di interscambio (IXP Manager, route server, AS112, etc.) di cui è appena stata completata l’installazione e la configurazione.
Altre iniziative con altri paesi del Mediterraneo sono però in cantiere: vi rimandiamo agli annunci che seguiranno e alle prossime edizioni della newsletter.
— Di Daniele Arena, Peering developer di Namex